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Come avrebbe vissuto il sommo poeta il nostro presente? La sua Commedia ci spalanca una finestra sulla vita, sull’uomo odierno e del passato, e chi legge la Commedia non può che percepire come essa parli di lui e della sua aspirazione ad una vita piena. Ci sono molte similitudini tra noi e gli antichi, tra la nostra e la loro aspirazione alla salvezza, alla felicità e all’eternità. Nel Dante che vuole salire il colle luminoso da solo, all’inizio dell’Inferno, ci ritroviamo tutti: ma è in un atteggiamento di apertura verso il buono, l’amore e la grazia che scaturisce la possibilità di guardare la realtà in maniera più vera. La Commedia è un’opera di poesia che ha forti ambizioni di verità. Intende svelare la struttura dell’universo, far luce sui fenomeni terreni e scrutare l’animo umano nei suoi misteri più profondi. L’uomo del nostro tempo, prigioniero del vortice sempre più caotico della vita, è spinto ad interrogarsi sulle fratture ideologiche e sul modo di vivere la nostra esistenza, quasi sempre improntato ad uno schema fisso che non lo aiuta a trovare la giusta strada. Giocare sulla figura di Dante nel nostro mondo, rappresentarlo mentre lui stesso si rappresenta è trasportare nella nostra era la sua voglia di affermare il suo essere e la sua figura. Il mio Dante appare nell’iconica veste rossa, riprende quello di Botticelli del 1495 e ne riproduce la corona d’alloro, simbolo di eterna gloria poetica. Ma il gesto rivoluzionario è nella posizione delle braccia: la destra piegata con le dita a V ad indicare una vittoria, la sinistra tesa nell’atto di farsi un selfie. È un gesto contemporaneo, vanitoso e diffuso, un Dante che si autocelebra come un influencer, che non trova strano il cambiamento o la sfida e intende dire “Sono qui, dopo 700 anni, a far valere le mie idee”. Il titolo dell’opera, uno dei versi più noti della Commedia, è l’ideale trasposizione delle parole che direbbe un adolescente mentre si fa un selfie “Per il signore dell’Inferno, cosa vedono i miei occhi?”.